Storia del Parco di Villa Ruspoli

Il parco comunale di Villa Ruspoli, sulle colline che da Firenze salgono verso Trespiano, è diverso dagli altri della zona e della città: era parte delle pertinenze di Villa Ruspoli, come i vicini parchi di Villa  Stibbert, Villa Fabbricotti, Villa La Pietra, ma i proprietari donarono al Comune di Firenze, negli anni settanta, solo un  pezzo di campagna adibita prevalentemente a olivicoltura.
E’ questo che colpisce, appena si varca il cancello: a dieci minuti di strada dal traffico cittadino si entra nella campagna toscana, con i suoi codici, il suo silenzio, lo stormire delle fronde ed il canto degli uccelli.
Unico suono umano, antico anch’esso, le campane del convento di Santa Marta, che scandiscono la giornata. 
L’aspetto di semplice campagna non mostra però tutto quello che il parco può offrire. Anzitutto la sua storia, che è intrecciata a quella della antica e nobile famiglia Ruspoli, le cui radici risalgono al XIII secolo nel contado di Firenze, che si distinse nel tempo per attività mercantili e politiche.

La Famiglia Ruspoli

Origini Fiorentine: La famiglia si stabilì a Firenze nel quartiere di Santa Maria Novella, verso la metà del 1200.
Trasferimento a Roma: Nel XVI secolo, Bartolomeo Ruspoli si trasferì a Roma al seguito del banchiere Bindo Altoviti, consolidando il prestigio familiare.
Casato e Nobiltà: La famiglia si unì ai  Marescotti di Bologna (dal 1500) e si distinse per mecenatismo, in particolare con Francesco Maria Ruspoli, principe di Cerveteri nel XVIII secolo, noto per il suo supporto a musicisti come Händel.Nel XVI secolo la famiglia si trasferì a Roma, inserendosi nell'aristocrazia romana attraverso importanti matrimoni e alleanze, tra cui quella con i Marescotti, assumendo il titolo di Principi di Cerveteri.
La famiglia Marescotti è stata partecipe di rilevanti eventi storici europei. Vi sono testimonianze della presenza di membri della famiglia alle Crociate, tra i Cavalieri del Tempio; parteciparono ai viaggi di Amerigo Vespucci nell`esplorazione delle coste orientali del Sudamerica e di altre terre lontane, come Asia, Africa e Mongolia. La famiglia Marescotti generò giuristi, cavalieri, ambasciatori, cardinali, studiosi, poeti, pittori, mecenati.
Documenti attestano della partecipazione di membri della famiglia a battaglie, guerre e altri eventi d’importanza storica. Quindici Papi ebbero legami di parentela con le famiglie Marescotti Ruspoli.Nel 1708 il nipote di Vittoria, Francesco Maria Marescotti Ruspoli, a capo del reggimento Ruspoli, combatté per la difesa dello Stato Pontificio.
Nel 1709 costrinse gli austriaci ad una ritirata e papa Clemente XI, in riconoscenza, eresse a principato il marchesato di Cerveteri, nominando Francesco I Principe di Cerveteri. I Ruspoli vissero da allora fra Vignanello, Cerveteri e il Palazzo Ruspoli a Roma.
Presenza Attuale: I Ruspoli sono tuttora una casata esistente, nota anche per figure della "Dolce Vita" romana come Dado e Sforza Ruspoli. La famiglia gestisce storiche proprietà come i Castelli di Vignanello e di Cerveteri.

Il legame dei Ruspoli con Firenze è testimoniato da luoghi come Villa Ruspoli, ma anche da altri edifici appartenenti storicamente alla famiglia: un’altra villa di fronte al Monastero di Santa Marta e il villino in Piazza Indipendenza, ora sede del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze.

Articolo tratto da “La dichiarazione di interesse particolarmente importante di VIilla Ruspoli” di Valentina Aversa, Hosea Scelza, pubblicato su Tutela e Restauro del 2020. 

Il complesso di villa Ruspoli è situato nella zona collinare di Montughi, in un vasto terreno compreso tra gli accessi di via di Santa Marta e via della Pietra, attraversato da un lungo viale alberato che si congiunge con via Bolognese.
Nonostante gli interventi e i rimaneggiamenti avvenuti soprattutto nella seconda metà del XX secolo, alcuni dei quali a carattere eminentemente speculativo, si rileva che non sono andati perduti quei valori storico-architettonici e artistici che fin dall’origine hanno connotato il complesso.L’ingresso da via Bolognese avviene attraverso un’esedra su cui si erge un monumentale cancello in ferro battuto e pilastri trattati a finto bugnato (fig. 2).
Lungo il muro di cinta che diparte dal cancello anzidetto si appoggiano quelli che in passato erano edifici riservati a chi sorvegliava la villa e manuteneva il parco, mentre ora sono stati trasformati in abitazioni signorili.
La villa è caratterizzata da una disposizione planimetrica a L e da due livelli fuori terra, cui si aggiunge un corpo più alto che si innesta sul lato sud/sud-est.
Le aperture del piano terra della facciata principale sono a edicola, con cornici di disegno semplice e architrave retto.
Le aperture del primo piano di tutte le facciate, invece, sono incorniciate da un semplice disegno tinteggiato.
La facciata che prospetta su via di Santa Marta è contraddistinta al piano terreno da cornici del tipo inginocchiato. Questo tipo di apertura è riconducibile alle sperimentazioni michelangiolesche, rielaborato in seguito da maestri del secondo Cinquecento quali Bartolomeo Ammannati e Bernardo Buontalenti.
Per queste ragioni è possibile far risalire il disegno della facciata a non oltre il terzo decennio del Seicento, a meno che non si tratti di citazioni e parafrasi elaborate più tardi.
Il giardino, modificato l’ultima volta a fine Ottocento, rappresenta un notevole esempio di sistemazione a cavallo tra parco di delizie e terreni destinati alla produzione.
Esso è ornato con importanti elementi lapidei di arredo.
Chi ne aveva cura rispettò la naturale morfologia del terreno, e così le dolci ondulazioni tipiche di questa parte delle colline fiorentine permettono di godere di notevoli scorci che devono poco alle forzate prospettive introdotte in altri giardini della zona.
Le prime documentazioni sulla villa risalgono al XIV secolo, quando un antico possedimento dei Davanzati venne acquistato dai Minerbetti. Nel 1441 Giovanni di Andrea Minerbetti lasciò in eredità  l’intero complesso allo Spedale di Santa Maria Nuova salvo poi venire riacquistato nel 1495 dalla stessa famiglia.
Dal XVI secolo la proprietà vide l’alternarsi di numerosi proprietari. Nel 1765 fu acquistata da Andrea Minerbetti, già proprietario della villa vicina. Il complesso fece parte dell’eredità dell’ultima marchesa Teresa Minerbetti.
Nel 1812, per suo volere, si hanno i primi interventi significativi, non documentati da progetti o disegni, che hanno trasformato il giardino da formale a romantico. 
Nel 1828 la proprietà passò alla contessa Elisabetta Ganucci vedova Galli Tassi, e il figlio Antonio la lasciò all'ospedale Santa Maria Nuova nel 1864.
A seguito dell’Unità d’Italia e della soppressione dei beni ecclesiastici, nel 1868 fu acquistata all’asta dalla vedova Ruspoli. 
La proprietà consisteva nell’attuale villa e relativi giardini, nella piccola villa in Santa Marta ora palazzo Ruspoli, negli edifici artigianali di Borgo della Pietra, nella colonica, nel podere del Tabernacolo, nelle scuderie e tutti i relativi fabbricati agricoli. Fino al 1983 la villa, la limonaia, il giardino col viale e i due uliveti sono rimasti pressoché intatti. 
L’erede di questi beni,Francesco Paolo Ruspoli di Sueca, vendette la proprietà a una società immobiliare, che a sua volta la cedette al Comune di Firenze.Da queste brevi annotazioni, frutto di una più ampia analisi dei luoghi e di ricerche bibliografiche, appare del tutto evidente che il compendio – costituito dalla villa, il giardino e i suoi annessi – di rilevanza storico-artistica e paesaggistica, preserva una sua continuità storica e morfologica da tutelare.
La consultazione di documenti d’archivio è risultata, in questo caso, imprescindibile per avvalorare dati e informazioni, quindi so-stanziare la propedeutica attività conoscitiva sul bene.
Le indicazioni fornite da Giovanna Delbuono hanno indirizzato proficuamente gli approfondimenti necessari.
Il Fondo Galli Tassi, custodito presso l’Archivio di Stato di Firenze, contiene disegni, rilievi e vedute dei poderi in località La Pietra prima posseduti da Andrea Minerbetti, come illu-strato nella pianta di Lorenzo di Giuliano Fedi del 1764 (Archivio di Stato di Firenze, Fondo Galli Tassi, 2025, Patrimonio di Elisa Galli Tassi. Contratti e Documenti.
Fascicolo 37: fig. 3), e poi da Antonio Ganucci, di cui al «plantario di poderi e terre» redatto dall’ingegner Giuliano Gelati nel 1826 (Archivio di Stato di Firenze, Fondo Galli Tassi, 2308, Plantario dei Poderi e terre provenienti dall’eredità del fu Nobil Signore Antonio Ganucci spettanti alla Nobil Signora Contessa Elisa Galli Tassi nata Ganucci, 1826: fig. 4).
Questi e altri possedimenti furono ereditati dalla figlia di Antonio Ganucci, la contessa Elisa Galli Tassi (si veda anche: Archivio di Stato di Firenze, Fondo Galli Tassi 1, anno 1829 carte n. 34; Entrate e uscite, 1831; Notarile Moderno, 1866 N. Son-nati, c. 139).Contestualmente all’analisi delle trasformazioni avvenute nel tempo e che hanno determinano l’assetto attuale dei luoghi – per i quali si riconosce la permanenza degli elementi di valore – il raffronto diretto tra le planimetrie del Fondo Galli Tassi, il catasto del 1884 e la più aggiornata mappa catastale ha consentito di definire il perimetro del vincolo, quindi l’oggetto della tutela.Il disegno del Fedi mostra la configurazione dei terreni di proprietà Galli Tassi – al 1764 ancora Minerbetti – e l’articolazione dei corpi di fabbrica della villa e delle sue pertinenze.
È interessante notare come l’edificio padronale avesse il suo caratteristico sviluppo a L completato da un’area scoperta, cinta da un muro perimetrale dotato di tre accessi. Nella veduta, i prospetti sul fronte strada della villa appaiono differenti dallo stato attuale, sebbene siano accennati alcuni elementi peculiari quali le finestre inginocchiate del piano terra, il bugnato del portale e qualche cornice del piano nobile.
Pertanto, se dall’analisi stilistica degli elementi di facciata si può desumere che questa sia stata realizzata al più tardi negli anni Trenta del Seicento, il dato storico estrapolato dalla veduta consente di porre un ulteriore limite temporale: i prospetti della villa – a meno di non considerare il disegno parzialmente non finito – raggiungono la compiutezza che oggi vediamo non prima della fine del Settecento.
Il cabreo di Giovanni Gelati specifica tutti i possedimenti che furono poi nelle disponibilità di Elisa Galli Tassi, tra cui il podere del Tabernacolo che tuttora conserva la consistenza ottocentesca e la continuità con la villa di Montughi.
Consente poi di constatare come la nuova sistemazione del giardino romantico intorno alla villa, voluta dalla marchesa Minerbetti nel 1812, rimase sostanzialmente invariata anche negli anni a venire e che, a completamento di quei lavori, i nuovi proprietari provvidero a ridefinire il grande viale di collegamento con via Bolognese.
Non compare ancora l’esedra d’accesso al viale, realizzata a fine Ottocento. Del resto gli elementi stilistici che la connotano sembrano renderla coerente con quel gusto che si diffuse largamente a Firenze a metà Ottocento grazie alle architetture di Giuseppe Poggi.
Un esempio analogo è senz’altro l’ingresso a villa Strozzi da via di Soffiano, disegnato dal Poggi nel 1855.

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